Ci sono giornate in cui non serve una destinazione precisa. Basta indossare il casco, infilare i guanti, salire in sella e lasciare che sia la moto a decidere dove portarti.
Questa è una di quelle giornate.
La mia Triumph Street Triple 765 RX è lì, pronta nel cortile. Il sole illumina la carrozzeria, fa brillare le forcelle dorate e accende ancora di più il rosso dei cerchi. Salgo in sella, sistemo la posizione e stringo il manubrio.
Per un attimo resto fermo.
Guardo la moto e penso a quanto sia diventata importante. Non è semplicemente un mezzo per spostarsi: è quella sensazione che arriva ancora prima di partire, quando sai che tra pochi secondi il motore si accenderà e tutto il resto passerà in secondo piano.
Giro la chiave.
Il tre cilindri prende vita.
E finalmente si parte.
Il primo tratto è tranquillo. La luce del sole filtra tra gli alberi, mentre la Street Triple scorre sull’asfalto. La posizione è quella che ormai conosco bene: raccolta, sportiva, ma abbastanza comoda da permettere di godersi il viaggio.
Mi fermo per qualche istante.
Casco ancora indossato, mani sul manubrio, guardo davanti a me. La moto sembra quasi aspettare il prossimo comando.
Poi arriva quel momento in cui capisci che non hai bisogno di andare lontano.
Basta essere lì.
Basta quella moto.
Basta una strada.
Continuo a guidare, accompagnato dal rumore del motore e dalla luce del pomeriggio. Ogni curva diventa un piccolo appuntamento, ogni accelerazione una scarica di emozione.
E mentre la Street Triple percorre la strada, mi rendo conto che forse è proprio questo il bello dell’andare in moto.
Non conta sempre la meta.
Conta quello che senti mentre ci stai arrivando.
Il vento, il motore, il paesaggio che scorre, il casco che ti isola dal resto del mondo.
Per qualche chilometro esistiamo soltanto io e lei.
La Street Triple 765 RX.
E quella voglia di continuare a guidare ancora un po’.
Perché alla fine, ogni uscita in moto può trasformarsi in una storia.
E questa è una di quelle che vale la pena ricordare.




